LA TELEVISIONE

 Il più potente dei mezzi di comunicazione

Inventata nella prima metà del 20° secolo come evoluzione della radio, la

televisione è il mezzo di comunicazione che ha avuto l’impatto più forte e rapido

sulla vita quotidiana e sull’economia.

È diventata la forma di intrattenimento a cui le famiglie dedicano più tempo. Nata

grazie al lavoro di molti inventori, la televisione è stata prima un dispositivo

elettromeccanico e poi elettronico.

UN’INVENZIONE COLLETTIVA

 Dal punto di vista tecnico, la televisione è un’evoluzione della

radio, in quanto utilizza le onde elettromagnetiche per far viaggiare su grandi

distanze, oltre ai suoni, anche le immagini.

La prima forma di televisione – molto diversa dall’attuale – era elettromeccanica.

Venne brevettata nel 1885 da uno studente tedesco, Paul Gottlieb Nipkow, che

inventò il principio alla base della televisione odierna, della suddivisione

dell’immagine in unità più piccole che possono essere trattate e trasmesse

separatamente. Il sistema di Nipkow utilizzava un disco su cui erano ricavati fori

disposti lungo una linea a spirale. Durante la rotazione, la luce che attraversava i fori

del disco raggiungeva in modo intermittente una fotocellula in selenio posta

dall’altra parte del meccanismo. La capacità del selenio di condurre corrente elettrica

(elettricità) varia in base alla luce che colpisce questo materiale. Quindi, la rotazione

del disco suddivideva la scena in tanti piccoli riquadri, corrispondenti ai fori, e

produceva variazioni di corrente elettrica per ognuno di questi riquadri. La stessa

corrente elettrica, all’altro capo del meccanismo di trasmissione, serviva a modulare

in modo inverso una sorgente di luce per ottenere un’immagine fissa da proiettare su

uno schermo.

LA TELEVISIONE ELETTROMECCANICA

La prima vera e propria televisione in grado di trasmettere immagini in movimento si

deve però all’ingegnere scozzese John Logie Baird, che la chiamò radiovision. Le

sperimentazioni di Baird iniziarono nel 1923 e condussero sostanzialmente a

un’evoluzione del meccanismo inventato da Nipkow. Nel 1925 lo scozzese fondò la

prima società televisiva del mondo.

IL TUBO A RAGGI CATODICI

Un passo decisivo verso la televisione moderna, elettronica, fu l’invenzione del tubo

a raggi catodici, sviluppato e perfezionato nel corso di diversi anni dal russo

Vladimir Zworykin, all’inizio in collaborazione con Boris Rosing, suo docente

all’Istituto di tecnologia di San Pietroburgo. I due costruirono un apparecchio dotato

di un obiettivo analogo a quello delle macchine fotografiche e in grado di mettere a

fuoco un’immagine su una superficie fotosensibile. Colpita dalla luce, questa

superficie emetteva elettroni che, una volta raccolti, formavano un segnale elettrico

proporzionale alla luce ricevuta.



Zworykin chiamò iconoscopio il suo apparecchio, brevettato nel 1932, e in un certo

senso si trattava della prima telecamera. . Il tubo a raggi catodici è 

alla base del funzionamento non solo dei televisori, ma anche dei monitor per

computer, almeno fino all’introduzione di quelli moderni a cristalli liquidi.

In Europa, le prime trasmissioni elettroniche iniziarono in Germania nel 1935, e le

Olimpiadi di Berlino dell’agosto del 1936 furono trasmessi per televisione: gli

spettatori di Berlino e Amburgo potevano assistervi in 28 postazioni televisive

pubbliche.

Nel giugno del 1936 iniziarono le prove tecniche di televisione elettronica negli Stati

Uniti, e nel 1941, grazie all’adozione di uno standard comune, la FCC decise di

concedere le prime licenze commerciali.


Il tubo catodico è fondamentalmente un tubo di vetro al cui interno viene creato un vuoto. Ai suoi due estremi sono presenti un polo negativo e un polo positivo. Se all’anodo e al catodo viene applicata una tensione, questi sono in grado di creare un raggio invisibile di elettroni che vengono spinti dal polo negativo a quello positivo, generando appunto il raggio catodico. Il raggio nella sua corsa attraversa un foro e degli elettromagneti, che generano un campo elettromagnetico che permette di focalizzare e guidare il fascio in una direzione specifica. Quando il raggio di elettroni colpisce la superficie opposta che è rivestita di fosfòro (da non confondere con il fòsforo che è un elemento della tavola periodica) si crea l'immagine sullo schermo. Questo perché il fosfòro è un composto chimico che se colpito da luce (o come in questo caso da elettroni veloci) emette fotoni. Un esempio è il composto di solfuro di zinco con il rame che crea il verde oppure tra il solfuro di zinco con dell'argento che genera il blu.

spiegazione funzionamento tubo catodico

https://youtu.be/fwJl4LRKm1k?si=XqgebmLFcf__HyQ1


IN BIANCO E NERO E POI A COLORI

All’inizio le trasmissioni televisive furono solo in bianco e nero, ma già nel 1953 negli

Stati Uniti arrivò la televisione a colori. In Europa, a causa della competizione tra

diversi standard di produzione delle immagini, l’introduzione della televisione a colori

fu ritardata, e solo nel 1967 la BBC iniziò in Gran Bretagna trasmissioni regolari. In

Italia si dovette attendere sino al 1977.

L’odierna televisione a colori si fonda sul principio della tricromia, ossia della

ricostruzione di un’immagine composta da molti colori a partire da tre componenti

fondamentali: rosso, verde e blu. Lo schermo del ricevitore televisivo è composto da

tre gruppi diversi di fosfori, sostanze che, opportunamente colpite dagli elettroni,

riproducono uno dei tre colori primari. I fosfori sono raggruppati in punti di dimensioni

molto piccole e il tubo televisivo comprende quindi tre cannoni elettronici, uno per

ogni colore, che lanciano ciascuno il proprio fascio di elettroni su un punto dello

schermo sollecitando, a seconda dei casi, luce verde, rossa o blu.

SCHERMI A CRISTALLI LIQUIDI


Negli ultimi anni, agli schermi a tubo catodico si sono affiancaIt e poi sostituiti gli LCD

(Liquid crystal display «Schermo a Cristalli liquidi»), che funzionano con lo

stesso principio dei display delle calcolatrici o degli orologi digitali. Sono costituiti da

due superfici, tra le quali, all’interno di celle, è intrappolato un liquido. Ogni cella è

dotata di contatti elettrici: quando viene applicata corrente, la polarizzazione delle

molecole di liquido cambia, e con essa la loro capacità di riflettere la luce o di lasciar

passare quella proveniente da una sorgente collocata dietro lo schermo. In questo

modo si possono realizzare schermi molto più sottili rispetto a quelli a tubi catodici.

COME È FATTA L’IMMAGINE TELEVISIVA

Nella moderna trasmissione televisiva, l’immagine da inviare a distanza viene

scandita (per mezzo della telecamera) in righe. In pratica, l’immagine viene esplorata

punto per punto da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso, come una

sequenza di linee sovrapposte.

L’immagine televisiva sfrutta, come quella cinematografica (cinema), il fenomeno

della persistenza delle immagini sulla retina: il nostro cervello percepisce come

movimento continuo ciò che è in realtà una rapida successione di immagini fisse.

Per evitare che questo produca uno sgradevole sfarfallio sono necessarie almeno 50

immagini al secondo, dette quadri. In realtà, poiché la banda di trasmissione

utilizzata dal segnale televisivo non consentirebbe di trasmettere 50 quadri completi

ogni secondo, si procede a una suddivisione in semiquadri: prima vengono scandite

le righe dispari, poi quelle pari. Il segnale televisivo così ottenuto viene trasmesso

nella forma di onde elettromagnetiche modulate, simili a quelle radiofoniche ma su

una banda di frequenza più elevata: la televisione via etere, quella che usiamo in

Italia, impiega le bande VHF (Very high frequencies «altissima frequenza), da 30 a

300 Mhz (1 Mhz corrisponde a 1 milione di hertz), e UHF (Ultra high frequencies

«frequenza ultraelevata»), da 300 Mhz a 3,0 Ghz (1 Ghz corrisponde a 1 miliardo di

hertz). Il suono sincronizzato all’immagine è trasmesso su una banda di frequenza

separata, più bassa, e riprodotto in modo simile a quanto avviene in un ricevitore

radio.

LA PRIME TRASMISSIONI IN ITALIA

Nel nostro paese le trasmissioni televisive iniziarono ufficialmente la sera del 3

gennaio 1954. All’epoca esisteva un solo canale televisivo, le trasmissioni erano

limitate a poche ore della giornata e raggiungevano solo alcune regioni d’Italia.

Bisognerà aspettare fino al 1961 perché il segnale televisivo copra l’intero territorio

nazionale.

Come già accadeva in altri paesi, la televisione italiana venne per molti anni gestita

dallo Stato in regime di monopolio: erano autorizzati a trasmettere solo i canali di

una azienda pubblica, la RAI (Radio audizioni Italia), che d’altronde si occupava già

del servizio radiofonico. La televisione non veniva concepita in questi anni tanto

come uno strumento di intrattenimento, quanto di informazione ed educazione.

Doveva diffondere la cultura anche verso chi non aveva né l’abitudine di leggere né

l’opportunità di andare a teatro. E infatti le prime trasmissioni furono soprattutto

servizi di informazione e spettacoli teatrali mandati in onda in prima serata, cioè

verso le 9 di sera.

Nel 1961 il servizio RAI si espanse con la nascita del secondo canale. Negli anni

Sessanta la RAI iniziò anche a produrre sceneggiati tratti dai grandi classici della

letteratura (come I promessi sposi di Alessandro Manzoni )spesso curati da

importanti registi. Prese piede anche il gioco a quiz, genere in cui divenne celebre

Mike Bongiorno: gli spettatori si appassionarono alle vicende dei concorrenti di

Lascia o raddoppia? e Rischiatutto, Si afferma spesso che la televisione ha fatto la

vera unità d’Italia, un secolo dopo l’unità politica. Ci si riferisce con questo all’unità

linguistica, e in effetti è vero che molti settori della popolazione, nei ceti sociali più

bassi o nelle zone rurali più isolate, iniziarono a parlare l’italiano anziché i dialetti

regionali grazie più alla televisione che alla scuola.

EMITTENZA LOCALE E PRIVATA

Una sentenza della Corte costituzionale, nel 1976, stabilì che le emittenti minori

avevano il diritto di trasmettere in Italia in quanto, operando solo a livello locale, non

violavano il monopolio della RAI. A metà degli anni Settanta il mercato televisivo

iniziò così a popolarsi di emittenti locali; nel 1979 nacque il terzo canale della RAI, a

cui fu data sin dall’inizio una forte connotazione regionale.

Durante gli anni Ottanta l’emittenza televisiva privata lanciò la sua sfida al monopolio

della RAI. Le emittenti locali iniziarono a riunirsi in reti, dette network, che

trasmettevano su più porzioni di territorio gli stessi programmi, comportandosi di

fatto come reti nazionali. Nella prima metà degli anni Ottanta si delineò inoltre quello

che diventerà il più grande gruppo televisivo privato italiano, Mediaset (nome

assunto dal 1986 dalle attività televisive del Gruppo Fininvest), a cui fanno capo le

reti Canale 5, Rete 4 e Italia 1, riunite progressivamente sotto la proprietà

dell’imprenditore Silvio Berlusconi. Tuttavia, poiché la legislazione proibiva di

ritrasmettere effettivamente lo stesso segnale in contemporanea su tutto il territorio

nazionale – privilegio riservato alla RAI – questi canali non potevano effettuare

trasmissioni in diretta e dovevano utilizzare molte copie su cassetta degli stessi

programmi preregistrati, trasmettendoli con leggere sfasature di tempo tra una zona

e l’altra.

Nell’ottobre del 1984 i pretori di alcune città italiane oscurarono le reti Fininvest

accusandole di violare il monopolio RAI, comportandosi di fatto come reti nazionali.

L’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi varò un decreto legge per consentire a

queste reti di trasmettere fino a che non fosse stata approvata una nuova legge

sull’emittenza televisiva. Era finito, di fatto, il monopolio della RAI: l’etere si apriva

ufficialmente anche ai privati.

COME SI FINANZIA UNA RETE TELEVISIVA

La RAI è un’azienda di proprietà pubblica che gestisce il servizio radiotelevisivo su

concessione dello Stato: è sottoposta a norme e vincoli e al controllo di una apposita

commissione parlamentare, la Commissione di vigilanza sulla RAI. Per molta parte

della sua storia è stata finanziata esclusivamente attraverso il canone

radiotelevisivo, una tassa imposta a ogni cittadino che possieda un apparecchio

radiotelevisivo. Da tempo però anche i canali RAI trasmettono pubblicità

commerciale durante le pause dei programmi, proprio come le emittenti private, e

quindi hanno una doppia fonte di finanziamento.

Al contrario, le reti private sono finanziate solo dalla pubblicità, ed è vitale per loro

poter quantificare il numero di spettatori che assistono a un determinato programma.

Per questo è nato l’Auditel, un sistema di rilevazione degli spettatori televisivi, gestito

da una società posseduta in parti uguali dalla RAI, da Mediaset, dalle aziende

inserzioniste e dalle concessionarie di pubblicità (le società che vendono spazi

pubblicitari alle aziende per conto di giornali e televisioni), con una presenza

simbolica della federazione degli editori di giornali. Il sistema Auditel si basa su un

campione di circa 5.000 famiglie, scelte in base a precisi criteri statistici (sondaggio)

in modo da rappresentare la popolazione generale, nelle cui case viene installato un

apparecchio, chiamato meter, che rileva in ogni momento della giornata il canale su

cui viene sintonizzato l’apparecchio e trasmette il dato alla centrale di elaborazione.

Così vengono calcolati i dati di ascolto che si sentono sempre citare per dimostrare il

successo o meno – il cosiddetto flop – di un programma: lo share, cioè la

percentuale di spettatori che hanno visto quel programma rispetto al totale, e il dato

assoluto in milioni di spettatori, sono in realtà calcolati in base soltanto agli ascolti di

quelle 5.000 famiglie.

ALTRE FORME DI TRASMISSIONE: VIA CAVO E VIA SATELLITE

Negli Stati Uniti la principale forma di trasmissione del segnale televisivo non è più

quella via etere (che utilizza cioè lo spazio libero e antenne per distribuire il segnale),

ma la televisione via cavo. Il segnale televisivo arriva fino all’apparecchio per mezzo

di linee fisse di cavi, simili a quelli telefonici. Rispetto alla trasmissione via etere,

questo sistema permette anche alle televisioni private di far pagare un abbonamento

ai propri utenti, e in cambio ridurre molto (oppure di eliminare del tutto) le interruzioni

pubblicitarie.

Un’altra forma di trasmissione televisiva che negli ultimi anni ha contribuito a

cambiare le regole del mercato è la televisione via satellite.

Inizialmente i satelliti per telecomunicazioni sono stati usati solo come ripetitori, per

portare il segnale di una rete televisiva oltre i confini nazionali: in questo modo, per

esempio, il segnale della RAI raggiungeva gli Stati Uniti e qui, attraverso la normale

trasmissione via etere o via cavo, poteva essere visto anche dalle comunità italiane

di quel paese.

A partire dagli anni Novanta, tuttavia, furono lanciati i primi satelliti DBS (Direct

broadcasting system «Sistema di trasmissione diretta») in grado di emettere un

segnale abbastanza forte per essere captato anche da antenne di dimensioni

contenute, le parabole. In questo modo ognuno può ricevere segnali provenienti

dalle televisioni di tutto il mondo, oppure sottoscrivere un abbonamento a canali

tematici che trasmettono un segnale criptato, e vederli per mezzo di un apposito

decodificatore. Il segnale satellitare può essere trasmesso in formato digitale, il che

consente di offrire una più ampia gamma di servizi e maggiore possibilità di scelta

all’utente, che può persino comprare singoli programmi dall’emittente, come avviene

per le partite di calcio.

In Italia e in altri paesi è stato introdotto recentemente anche il sistema digitale

terrestre, in cui le trasmissioni sono inviate in formato digitale, ma sulla stessa

gamma di frequenze impiegata dalla televisione tradizionale. Possono quindi essere

ricevute dalle normali antenne purché l’apparecchio televisivo sia dotato di un

decodificatore. Rispetto alla trasmissione televisiva tradizionale, il digitale terrestre

ha il vantaggio di consentire l’aumento del numero dei canali a disposizione e di

aggiungere servizi interattivi ai programmi.

NETIQUETTE e SOCIAL

 Utilizzando i social quali istagram, tik tok o su whatsapp,  non avendo la possibilità di guardare negli occhi l’altra persona, ci comportiamo sentendoci più liberi da quelle regole che sono importanti per stare bene insieme. 

Talvolta, dimentichiamo che dall’altra parte dello schermo c’è qualcuno che anche se non vediamo prova emozioni e che potremmo ferire. Ci può capitare, ad esempio, di agire d’istinto e senza rifletterci troppo . 

Altre volte dimentichiamo quanto è importante proteggere la nostra privacy e quella degli altri.

 E’ importante, quindi, vivere il web in modo positivo, critico e responsabile, avendo cura di noi stessi e degli altri, senza mai dimenticare che esistono opportunità ma anche rischi, ricordando sempre che ci sono regole da rispettare (netiquette), esattamente come nella vita di ogni giorno.

Navigare in modo sicuro e responsabile nel vasto oceano del web richiede più di una semplice connessione. 

Ecco le 10 regole fondamentali di “netiquette” che tutti dovrebbero adottare:

#01 – Rispetta sempre gli altri La vita online è un riflesso della vita reale: il tuo comportamento può influenzare gli altri sia positivamente che negativamente.Quando s rivi tutto in maiuscolo equivale ad URLARE dal vivo

#02 – Considera che non è lo stesso Fai attenzione a non fidarti completamente di persone che conosci solo online. Non conosciamo sempre tutto di chi incontriamo sul web.

#03 – Non dare troppe informazioni personali Prima di condividere dati personali, rifletti su chi potrebbe accedervi. Evita di condividere informazioni sensibili con estranei.

#04 – Non fare nulla che ti metta a disagio Se qualcuno ti spinge a fare qualcosa online che ti fa sentire a disagio, anche se lo conosci bene, rinuncia. La tua sicurezza viene prima di tutto.

#05 – Una foto online è per sempre Pensa attentamente prima di condividere foto online: una volta pubblicate, perdono il controllo e possono essere utilizzate da chiunque.

#06 – Un appuntamento? Pensaci bene! Incontrare persone conosciute online comporta rischi. Valuta attentamente se è sicuro e se vale la pena.

#07 – Dillo ai tuoi genitori… Se decidi di incontrare qualcuno conosciuto online, informa un adulto di fiducia e scegli luoghi pubblici e affollati per l’incontro.

#08 – Fai la differenza Se qualcuno è vittima di bullismo online, non essere spettatore passivo. Chiedi aiuto e sostegno agli adulti per proteggere chi è in difficoltà.

#09 – La tua privacy è importante Imposta le giuste opzioni di privacy sui social media e applicazioni per proteggere te stesso e gli altri da contatti indesiderati.

#10 – Vivi bene con i social network Usa i social network per comunicare con gli amici, ma con rispetto e consapevolezza della privacy di tutti.

Norme attuali e proposte sull'utilizzo dei social
  • Limite base (14 anni): In Italia è l'età minima per il consenso digitale autonomo. A 14 anni i ragazzi possono gestire un profilo social senza il permesso esplicito dei genitori.
  • Fascia 13-14 anni: Si può creare un account, ma solo se c'è l'autorizzazione dei genitori.I genitori sono responsabili civilmente per eventuali azioni o danni causati dai figli online.
  • Standard Europeo (16 anni): L" Europa impone l'età di 16 anni per il consenso autonomo, ma permette ai singoli Stati membri (come l'Italia) di derogare fino ai 14 anni. Diversi enti e istituzioni europee spingono per uniformare l'età minima a 16 anni.
  • Nuove proposte di legge (15-16 anni): Sono in corso iter parlamentari in Italia per vietare l'uso dei social senza supervisione fino ai 15 o 16 anni, introducendo sistemi di verifica dell'età più rigidi per bloccare i profili illegali.
COME FUNZIONANO I SOCIAL NETWORK

un social network non è solo una pagina web o un'app sul telefono, ma una gigantesca  macchina di gestione dei dati. Il loro funzionamento si regge su un'infrastruttura complessa che deve fare tre cose principali: memorizzare chi sei, capire con chi sei connesso e decidere cosa mostrarti.

Ecco i pilastri tecnologici che guidano i social network:

1. I Database a Grafo (Graph Databases)
A differenza dei database tradizionali (che organizzano i dati in tabelle simili a fogli Excel), i social network utilizzano i Graph Database. Questo sistema ragiona esattamente come una rete di relazioni umane ed è composto da due elementi:

Nodi (Nodes): Rappresentano le entità (gli utenti, le pagine, i post, i gruppi).

Archi (Edges): Rappresentano le relazioni tra i nodi (amicizia, follow, "mi piace", commento).

 Se un database tradizionale impiegherebbe minuti per calcolare "quali sono i post piaciuti agli amici dei miei amici", un database a grafo ci mette millisecondi, perché deve solo seguire le linee (gli archi) che collegano i nodi.

2. L'Algoritmo di Raccomandazione (Il Feed)
È il motore che decide l'ordine dei contenuti che vedi. Non è cronologico, ma si basa sull'Intelligenza Artificiale (AI) e sul Machine Learning. L'algoritmo analizza costantemente i tuoi comportamenti per calcolare un punteggio di rilevanza per ogni potenziale post.

I fattori principali che l'algoritmo valuta sono:

Interesse: Quanto tempo ti soffermi su un tipo di post (anche senza cliccare).

Relazione: Quanto interagisci di solito con la persona che ha postato.

Tempismo: Se il contenuto è fresco e sta già riscuotendo successo tra utenti simili a te.

L'obiettivo tecnologico dell'algoritmo è il tempo di ritenzione (retention rate): mantenerti incollato allo schermo il più a lungo possibile.

3. L'Infrastruttura Cloud e la Scalabilità
I social network gestiscono miliardi di utenti simultaneamente. Per non far crashare il sistema quando milioni di persone caricano video nello stesso secondo, si affidano a: Server Farm e Data Center: Immense stanze piene di computer sparse in tutto il pianeta che elaborano e conservano i dati.

CDN (Content Delivery Network): Reti di server geograficamente distribuite. Se un utente in Italia guarda un video virale americano, la CDN fa in modo che quel video venga trasmesso da un server europeo più vicino, riducendo i tempi di caricamento (latenza).

4. Archiviazione e Compressione dei Media
Ogni giorno vengono caricate miliardi di foto e storie. Se venissero salvate in alta risoluzione originale, i server finirebbero lo spazio in pochi giorni. I social utilizzano algoritmi di compressione aggressiva che riducono il peso dei file multimediali all'istante durante il caricamento, mantenendo una qualità visiva accettabile per gli schermi degli smartphone.

5. Il Sistema dei Modelli di Business: Gli Ad Server
Da un punto di vista tecnico, l'utente non è il cliente, ma il prodotto. La tecnologia degli Ad Server (i server pubblicitari) funziona come un'asta in tempo reale (Real-Time Bidding). Quando apri l'app, in frazioni di secondo, i sistemi pubblicitari analizzano il tuo profilo (età, interessi, posizioni geografiche) e vendono lo spazio pubblicitario sul tuo schermo al miglior offerente tra le aziende che vogliono intercettare proprio una persona come te.

IL CINEMA

Lo strumento con cui si producono i film è la macchina da presa.

Le basi per la sua costruzione sono state gettate da Eadweard Muybridge. Eadweard Muybridge fu l’inventore della tecnica cronofotografica e dello zoopraxiscopio. Decise di scattare delle foto per vedere se durante la corsa di un cavallo gli zoccoli non tocchino per terra. Il risultato fu che, in alcuni momenti gli zoccoli toccano terra ed in altri no. 
Un altro grande inventore e imprenditore fu lo statunitense Thomas Edison. Egli fu il primo ad applicare i principi della produzione di massa dove, nel 1877 inventò il fonografo, il primo apparecchio in grado di registrare e riprodurre suoni. 
Il debutto del cinema si ha nel 1895 con i fratelli Lumière che riuscirono ad unire tutti i punti fondamentali del cinematografo.
 I punti fondamentali sono:
 • La proiezione;
 • L’uso della fotocamera in movimento; 
 • Lo scopo di intrattenimento; 
 • La presenza di un pubblico; 
 • Il piacere collettivo.

 La cinematografia consiste nel susseguirsi di diverse immagini di qualsiasi soggetto in movimento. Proiettando una serie di immagini si ha un’illusione posseduta dal nostro sistema visivo. 
Questo fenomeno è possibile perché ad esempio: quando ci troviamo in una sala cinematografica assistiamo al susseguirsi di diverse immagini velocemente. Ciò fa sì che l’immagine sia vista prima dall’occhio e poi dal cervello. Perciò quando chiudiamo gli occhi vediamo l’immagine nel buio. 
 Il Principio della Persistenza Retinica 
Alla base della percezione del movimento cinematografico c'è la persistenza retinica. Questo fenomeno scientifico stabilisce che l'occhio umano continua a percepire l'immagine di un oggetto sulla retina per un tempo leggermente superiore alla durata effettiva dell'esposizione alla luce. Di conseguenza, se una serie di immagini fisse, leggermente diverse tra loro, viene proiettata in rapida successione, l'occhio le integra percependole come un movimento continuo

 Evoluzione dei Dispositivi Ottici 
Prima dell'invenzione della pellicola e del proiettore, diversi strumenti hanno sfruttato questo principio per creare illusioni di movimento: 
 • Taumatropio: Un semplice disco di cartone che, fatto ruotare velocemente, mostra la fusione di due immagini poste sulle due facce (come un uccellino e una gabbia). 
 • Fenachistoscopio (1832): Inventato da Joseph Plateau, utilizzava due dischi rotanti, uno con fessure e l'altro con figure in diversi stati di movimento, per creare l'illusione. 
 • Zootropio (1834): Un'evoluzione del precedente, che sostituiva i dischi con un cilindro rotante dotato di fessure, al cui interno veniva inserito un nastro di immagini. 
 • Prassinoscopio (1877): Creato da Émile Reynaud per correggere le distorsioni dello zootropio; utilizzava un sistema di specchi per riflettere le immagini verso l'esterno. Reynaud evolse ulteriormente questo strumento nel teatro ottico, proiettando le immagini su uno schermo tramite lenti e lanterne magiche
LA MACCHINA DA PRESA
 Un elemento fondamentale del cinema è la macchina da presa. Essa è una macchina fotografica che scatta diverse immagini una dopo l’altra del soggetto. La luce che proviene dall’otturatore si deposita su una pellicola, la quale memorizza le fotografie successive. Dal 2007 ad oggi le sale cinematografiche hanno subito una grande trasformazione, sostituendo le pellicole in nuovi sistemi digitali. Per le riprese vengono utilizzate videocamere, anch'esse digitali, dove le immagini vengono salvate sotto forma di dati che successivamente, possono essere conservati in DVD.

AEREO

Gli aeroplani, sono mezzi meccanici in grado di consentire all’uomo di superare la forza di gravità e staccarsi dal terreno volando quasi come gli uccelli. 

Gli aerei sono caratterizzati da alcuni elementi base uguali per tutti:

  •  il corpo, che prende il nome di fusoliera,
  •  le ali,
  • il piano  di coda (timone e deriva)
  • gli organi di stabilizzazione e controllo come i flaps, slats, trim, alettoni
  • organi per il decollo e atterraggio come il carrello
  •  la cabina di pilotaggio 
  • il sistema di propulsione


Un aereo vola grazie alla PORTANZA, una forza diretta verso l'alto, generata dalle ali , ad alta velocità, che vince la forza di gravità.


VIDEO SPIEGAZIONE COME VOLA UN'AEREO

https://www.youtube.com/watch?v=So9Pdu5hGy0

Le 4 Forze del Volo

Il volo è determinato dall'equilibrio tra quattro forze fondamentali: 

Portanza (Lift): Forza verticale generata dalle ali che solleva l'aereo.

Peso (Weight): La forza di gravità che tira l'aereo verso il basso.

Spinta (Thrust): Forza fornita dai motori (elica o reazione) che muove l'aereo in avanti. (FORZA MOTRICE)

Resistenza (Drag): La forza dell'aria che si oppone al movimento in avanti. (ATTRITO DELL'ARIA)



Il Segreto dell'Ala (Profilo Alare) 

La forma dell'ala è studiata per sfruttare la fisica dell'aria (aerodinamica): 

Profilo Asimmetrico: L'ala è più bombata sopra (dorso) e più piatta sotto (ventre).

Velocità e Pressione: L'aria che scorre sopra l'ala percorre un tragitto più lungo e si muove più velocemente di quella sotto. Secondo il principio di Bernoulli, alta velocità = bassa pressione (depressione).

Effetto Venturi: Sotto l'ala, la pressione è maggiore. La differenza di pressione (alta sotto, bassa sopra) "succhia" l'ala verso l'alto.

Inclinazione (Angolo di attacco): L'ala è spesso inclinata per aumentare l'aria deviata verso il basso, aumentando la spinta verso l'alto

Quando l'aereo inizia a muoversi in avanti il flusso d'aria investe l'ala seguendo il suo profilo. Questo flusso, quando raggiunge una determinata velocità, permette all’aereo di sollevarsi da terra e quindi volare. Per generare questa forza aerodinamica l’aereo deve essere dotato di ali che hanno una particolare forma: se tagliamo a metà un’ala notiamo infatti che ha una forma a goccia, chiamata profilo alare. L’ala si divide nel ventre, che è la parte inferiore, e nel dorso che è la parte superiore, di forma curva.


Facciamo questa semplice esperienza. Accostiamo un foglio di carta vicino alla bocca e soffiamo sulla faccia superiore. La carta si solleva verso l’alto


Poiché la velocità dell’aria sulla faccia superiore del foglio è maggiore della velocità sulla faccia inferiore, la pressione dell’aria sopra il foglio è minore di quella sotto il foglio. La differenza di pressione dà origine a una forza diretta verso l’alto che solleva il foglio

Le ali di un aereo sono anche inclinate verso l’alto. L’angolo formato dal profilo dell’ala con la direzione del moto si chiama angolo di attacco. Questo angolo deve essere tale da rendere massima la portanza e massima anche la differenza di velocità dell’aria tra la faccia superiore e quella inferiore. Il pilota controlla l’aereo modificando soprattutto l’angolo di attacco. 



VIDEO SPIEGAZIONE ALA AEREO


 EVOLUZIONE ESTREMITA' PROFILO ALARE

Uno dei problemi delle ali  usate nei moderni aerei è che, rastremano verso l’esterno riducendo gradatamente la loro superficie e diminuendo così, progressivamente, anche la loro portanza. Questo genera, sull’estremità dell’ala, quelli che vengono definiti vortici d’estremità.

PROFILI DELL'ALA 

La soluzione al problema viene ancora una volta dall’osservazione della natura.




Alcune aquile hanno alle estremità delle ali, le remiganti, lunghe e robuste penne inserite a ventaglio. Lo studio nella galleria del vento ha permesso di verificare che queste consentono di ridurre drasticamente i vortici d’estremità offrendo una minore resistenza all’aria. 
Applicate agli aerei, queste, chiamate Winglet, hanno consentito di avere maggior stabilità nel volo e risparmiare dal 2 al 3% di carburante grazie alla minor resistenza che l’ala offre all’aria.








LE APP NEL CALCIO

 ANCHE NELLO SPORT SI UTILIZZA LA TECNOLOGIA

.Le app  dimostrano come la tecnologia sia fondamentale per migliorare allenamenti, analizzare dati e coinvolgere tifosi e giocatori

AD ESEMPIO NEL CALCIO ESISTONO DIVERSE APP:

  • Hudl
    👉 Usata da allenatori e squadre per analizzare partite e movimenti dei giocatori (video + statistiche)
  • Coach's Eye
    👉 Permette di rallentare i video e studiare le azioni tecniche Coach’s Eye è un’applicazione per Smartphone e Tablet che permette a qualsiasi atleta di migliorare, tramite l’analisi al rallentatore della performance sportiva.
  • Il titolo di questo articolo, “Coach’s Eye: il tuo sensei virtuale”, è uno slogan originale pensato per trasmettere lo spirito dell’app, mentre il vero slogan ufficiale è “See More. Coach More.”.

    Coach’s Eye è una app per dispositivi mobili che permette di registrare video e fare un’analisi approfondita di performance sportive.

    È utilizzabile su smartphone e tablet e funziona con tutti i sistemi Android e Apple iOs.L’applicazione è gratuita per le funzionalità base. 

  • MyCoach Football
    👉 Aiuta a organizzare allenamenti, schemi e comunicazioni di squadra My Coach Football è nato nel 2011 con l’obiettivo di sostituire il quaderno del Mister e di creare un vero agenda comune al club. La piattaforma agevola il lavoro dell’allenatore perché digitalizza il suo compito, facilita la comunicazione con i giocatori e migliora il cambio di informazioni nel club. 
Anche per rappresentare la formazione in campo (schemi tipo 4-3-3, 4-4-2 ecc.), ci sono alcune app molto usate da allenatori, come:
  • TacticalPad 👉 È una delle migliori: permette di creare formazioni, spostare i giocatori e disegnare le azioni come su una lavagna tattica.
  • Lineup11👉 Molto semplice e perfetta per la scuola: scegli la squadra e crei la formazione in pochi secondi.
  • Build Lineup
    👉 Utile per fare schemi veloci e condivisibili.



RILIEVO DELLA CAMERETTA

RILIEVO DI UNA STANZA

Per disegnare la pianta ; la vista dell'alto, di una stanza si deve partire dallo SCHIZZO, il disegno a mano libera del perimetro della stanza.

successivamente si prendono le misure con una rollina metrica o un metro rigido o un misuratore laser 


ROLLINA METRICA

METRO RIGIDO
MISURATORE LASER

La fase successiva si disegna con squadrette su foglio di carta millimetrata o direttamente al computer su un programma tipo AUTOCAD , riportando le misure in scala

Per disegnare in scala, si deve scegliere una scala di riduzione , cioù un numero per cui dividere tutto le misure espresse in cm.

Quindo si prendono le misure reali, es 3,54m. Si trasforma la misura in cm moltiplicando per 100: 354 cm . 
Si sceglie la scala es 1:20 ; si divide la misura per 20;  354:20=17,7 .Questo è il valore della linea effettiva sul foglio; così via per tutte le misure rilevate.

Sulla pianta si riportano gli spessori dei muri, da differenziare se sono TRAMEZZI , cioè muri divisori interni, che hanno uno spessore di 8-10 cm, e i TOMPAGNI à TOMPAGNATURE, che sono i muri di chiusura all'esterno dell'edificio , che in genere hanno uno spessore da 25 a 40 cm, per edifici moderni in cemento armato (se sono edifici in muratura portante, come quelli nei centri storici,  lo spessore è molto maggiore da 60 cm in sù).
Ricorda di disegnare anche la posizione della porta e della finestra o porta-finestra


Ultima fase si disegna l'arredo, sempre in scala










Alimentazione

VAlLORI NUTRITIVI O NUTRIENTI



ETICHETTATURA ALIMENTI

L’etichetta costituisce la carta d’identità di un prodotto alimentare. Interessa tutti gli alimenti pre-imballati destinati al consumatore finale, compresi quelli forniti per la ristorazione collettiva e serve a garantire un elevato livello di protezione ai consumatori. 

Le principali finalità dell’etichettatura alimentare sono:                                                     

  • fornire una corretta informazione sulle caratteristiche del prodotto;                     
  • non indurre in inganno il consumatore su caratteristiche e/o proprietà che il prodotto non possiede;    
  • valutare correttamente il rapporto tra la qualità del prodotto e il prezzo di vendita; 
  • garantire la correttezza delle operazioni commerciali, nonché la libera circolazione dei prodotti alimentari sui mercati comunitari e internazionali;                                                      
  • favorire una maggiore consapevolezza sulle caratteristiche nutrizionali del prodotto.                              




ESERCIZI ETICHETTE ALIMENTARI



ESERCITAZIONE SULL' ALIMENTAZIONE







COSTRUIAMO UNA SCATOLA

 PER REALIZZARE UNA SCATOLA DOBBIAMO PENSARE AL SUO SVILUPPO SUL FOGLIO , CIOE' LA SCATOLA APERTA  E DSISTESA SU UN FOGLIO

SCATOLA A FORMA DI CUBO


https://youtu.be/pESUo9bFNUc?feature=shared


SVILUPPO DI SCATOLE DA CUI PRENDERE IL MODELLO E INDIVIDUARE LE DIMENSIONI A SECONDA DELLA GRANDEZZA CHE SI DESIDERA












Lavori realizzati dagli alunni in un progetto di imprenditoria alimentare